Avrebbero
potuto reintitolarlo "Una porta socchiusa ai confini del... caos",
tanto ce n'era nella trasposizione italiana del cartone ispirato al manga delle
CLAMP. Sulla carta avrebbe dovuto godere di un buon adattamento, ma alla fine i
responsabili Mediaset hanno deciso di apportare qualche modifica per rendere
l'animazione più "idonea" a un pubblico giovanissimo. La cosa
curiosa è che parte del pubblico conosceva la storia per averla letta sulle
pagine di Young, ma tant'è... Potremmo partire dai nomi delle protagoniste,
per esempio. D'accordo, sono stati tradotti ( e qui ci sarebbe già di che
discutere ), ma se Hikaru è diventata "Luce" e Umi
"Marina", una Fu ( vento ) trasformata in "Anemone" nn ci
sembra proprio il massimo. Se proprio era necessario, potevano chiamarla
"Ariele", ma potevano eliminare il problema alla radice evitando
questo giochino di traduzioni. Lasciando in disparte l'annosa questione della
"l" e della "r", che per la pronuncia giapponese sono la
stessa cosa ( vedi a confronto i nostri Plesea, Felio e Cardina con i
televisivi Presea, Ferio e Caldina ), possiamo cmq prendercela x l'assoluto
nn-rispetto delle regole di translitterazione. A farne le spese sono stati il
povero Zagart, trasformato in un poco tenebroso "Zagato", e il
generale Lafarga, che ha praticamente acquisito il cognome simil-italiano di
"Rafaga"; il magico mondo di Sephiro, poi, il cui nome evocava la
brillantezza di uno zaffiro e la leggerezza di uno zéfiro, si è tramutato in
un umidiccio "Cefiro", il cui suono ricorda più che altro il mercato
del pesce: <
> Anche Inova, personaggio creato apposta x la serie TV, nn si è salvato, e
ha dovuto cambiare nome in Imago x oscuri motivi. Fortunatamente i xsonaggi nn
erano molti, e Alcione, Emeraude e Ascot sono stati tra i pochi a nn aver
rischiato l'identità, assieme a Clef che ( questo bisogna ammetterlo ) è
diventato Guru, invece del semplice "monaco guida" del nostro
fumetto: almeno una l'hanno imboccata giusta, suvvia! Ma se i managuerrieri si
sono salvati Windam e Rayearth, il povero Selece si è visto tramutare in un
meno pubblicitario Feres: la pronuncia del suo nome assomiglia troppo a quello
di una nota birra, e Mediaset nn vuole piccoli alcolizzati davanti ai propri
tubi catodici. Peccato che nessuno si loro si sia reso conto che i simboli dei
managuerrieri fossero ricavati dalle loro iniziali, e che quindi nn si capisce
come mai un robot magico chiamato Feres debba sfoggiare una spettacolare
"S" sul pancione. Già, i managuerrieri. Parliamone. Innanzitutto, a
nostro avviso, creature mitologiche e leggendarie come queste dovrebbero
possedere una voce profonda, riecheggiante, che incute insieme timore e
rispetto, e nn quella di un parente stretto in vena di dare consigli…
Questioni di adattamento. La zona calda, però, è formata da dialoghi
aggiunti, censurette semi-invisibili e modifiche alla trama. La parola "managuerriero"
era stata da noi creata per adattare l'originale mashin, che in giapponese
significa "demone divino", ma la cui pronuncia in inglese significa
"macchina": un trucchetto delle CLAMP per indicare che quelle erano
sì creature mitologiche, ma che le loro origini andavano cercate tra i robot
guerrieri delle serie animate di fantascienza. Questo termine deve aver mandato
in crisi i responsabili Mediaset ( se lo temevate, perché l'avete usato? ),
che per giustificarlo hanno aggiunto un delirante monologo in cui si spiegava
che su Sephiro "mana" significa "pace", e che quindi i
nostri robottoni erano "guerrieri di pace". Una bella contraddizzione
in termini. In realtà, "mana" significa magia, e nn su Sephiro, ma
qui sulla Terra: un nostro umile tentativo di riproporre il giochino verbale
delle autrici. Le vere chicche, però, sono le seguenti. Hikaru, Umi e Fu,
durante la "trasformazione" rimanevano prive di vestiti. Noi le
abbiamo solo intraviste, poiché sovrapposizioni hanno elegantemente velato le
loro innocue nudità ( giochino già visto in Sailor Moon, specie nell'ultimo
episodio ). L'intervento "mascherato" sull'immagine è fastidioso, ma
almeno lascia invariato il ritmo. E' molto più fastidioso, invece, un vero e
proprio taglio ingiustificato come quello della scena in cui Umi dà uno
schiaffo ad Ascot. La cosa buffa è che tale schiaffo è uno di quelli tipo
mammina-è-molto-arrabbiata, il classico vecchio rimedio anti-isteria infantile
della nonna. La cosa ridicola è che ( dimenticanza? ) nel riassunto
dell'episodio successivo, lo schiaffo rimane. Evidentemente la coerenza è
acqua x questi adattatori: che logica c'è, poi, nel tagliare uno schiaffo,
quando cinque inquadrature prima Umi puntava la spada alla gola del piccolo
Ascot? A noi sembra emotivamente più "forte" questa scena, ma
probabilmente per la Mediaset nn è il gesto che conta. Forse conta solo il
rumore che fa. La cosa peggiore, però, è quando si interviene sul senso del
testo originale. Alla fine della serie Emeraude muore, ma gli adattatori
televisivi hanno preferito mandarla romanticamente "in un'altra
dimensione". Naturalmente hanno dovuto ribadire il concetto di Zagart, che
fa un'evidentissima brutta fine, esplodendo assieme al suo managuerriero. Siamo
alla demenza assoluta: negare che esiste la morte! E le povere Luce, Marina e
Anemone, alla fine, sono costrette a piangere di commozione invece che di
disperazione. D'altra parte, hanno ragione da vendere: cosa ci fanno loro tre,
con quei nomi italiani, al centro del Giappone che appare beffardo in una
panoramica dall'alto nell'inquadratura finale dell'ultimo episodio!?